Lo sconosciuto

Vado in spiaggia ad allenarmi, oggi, dopo tanto tempo. Tempo di stallo, di stasi, di ruggine. L’avevo segnato in agenda, per fissarlo, per farlo concretamente, senza collegare il senso della festa di oggi, 8 marzo.
Ricomincio da zero. Da dove mi trovo attualmente. Ricomincio dal primo kata, quello che ho imparato per primo quando, bambina, ho iniziato per gioco a praticare karate. Con stupore mi accorgo che non l’ho dimenticato. Che è rimasto lì, sepolto da qualche parte. Inizia a piovere. Il mare deserto e meraviglioso di fronte e gocce di un altro mare sulla testa. Acqua ovunque. Mi preparo ad andare via quando si avvicina a me un uomo sconosciuto…

“E’ karate? Ti guardavo da lontano e mi hai incuriosito. Da ragazzo lo praticavo anche io e mi piaceva molto. Mi sono avvicinato e ho visto che eri una donna, da lontano non si capiva. Non è usuale vedere una donna che fa karate. Erano dei kata?”

Molto infastidita, diffidente e soprattutto dell’idea che fosse solo una scusa per attaccare bottone faccio per ignorarlo e andare via. Ma lui continua a parlare. A raccontare. Racconta delle vere origini indiane delle arti marziali, arrivate prima in Cina, poi in Giappone. Capisco che non era una scusa, era sul serio un ex karateka. Tutte bellissime cose, gli dico,  peccato che oggi qui in occidente, per esperienza personale, esistono uomini che “usano” le arti marziali da esaltati, per spacconate maschili, per sentirsi forti, per prevaricare, per mascherare le proprie paure ed insicurezze dietro alla più meschina brutalità. Alcuni fatti di questi pasta si fanno chiamare maestri, piacciono, ipnotizzano, sono carismatici, hanno seguaci, sono tecnicamente molto bravi e, quindi, insegnano. C’è anche tutta questa cosa qua nelle arti marziali e nelle palestre. Il mio maestro per fortuna non è così, ma ho incontrato nel mio percorso persone del genere, motivo per cui ho rinunciato all’ idea di insegnare. Non credo che un mondo così maschilista faccia per me.

“Invece no. Proprio per questo c’è bisogno di sensibilità femminile. Se guardi bene le forme delle arti marziali, i movimenti, ti accorgi che sono femminili. La guerra e i guerrieri sono maschili. Le arti marziali invece nascono nei monasteri, erano praticate dai monaci come ricerca del divino femminile, di qualità femminili della divinità. Le arti marziali sono femminili. Se vai a leggere il testo indiano Devi Kevach capirai il motivo.”

E se ne va verso il molo.

Festa della donna. La vita reale a volte sembra un romanzo. D’ autore ignoto.

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Foto di Elisa Nowkandi

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